Recensione del 15 Aprile 2023 sul Corriere del Mezzogiorno nelle ottime parole a cura di Fabrizio Versienti.
Yugen, le vie nuove del jazz pugliese
Dopo anni di grandi eccellenze ma di scarse novità, negli ultimi tempi il jazz pugliese ha ricominciato a produrre talenti originali, musicisti che sfuggono ai modelli più diffusi e che non hanno paura di uscire dalla strada maestra delle scuole e dalle convenzioni dei manuali. È un rassicurante segnale di vitalità che registriamo con piacere. Tra queste novità «divergenti», ad esempio, c’è il trio salentino Yugen: una parola giapponese che letteralmente vuol dire tendente allo scuro, profondo, misterioso, e indica un colore di passaggio tra la luce e la sua assenza, una penombra in cui i contorni tendono a sfumare. Una suggestione onirica che in realtà guida saldamente la musica di Katia Fiorentino (pianoforte e sintetizzatore, è lei l’autrice di tutte le composizioni), Stefano Compagnone (basso elettrico) e Maurizio De Tommasi (batteria), fissata in un cd per l’etichetta Dodicilune intitolato Tears and Light. Otto brani per quaranta minuti di durata, caratterizzati da un’idea strutturale apparentemente semplice: la figura musicale dell’ostinato come base di ogni pezzo, una cellula ritmica ripetuta (con piccole variazioni) che già da sola disegna un paesaggio sonoro. Su questa base, si dispongono le melodie a volte appena suggerite e le parti d’improvvisazione incastonate nella struttura dei brani, in un flusso scandito da una pulsazione ridotta all’essenziale, spesso metronomica e per nulla jazzistica. La musica, che rivela tratti prog e un’estetica che tende al less is more, è elusiva, a tratti sfuggente ma assai suggestiva come dimostrano subito gli episodi iniziali, Loose Words e Sheets from Afar. Registrato nel gennaio 2022 in studio con i buoni uffici di Valerio Daniele, l’uomo che dà suono e consistenza alla migliore musica che si produce in Salento, l’album si giova anche della presenza di tre ospiti. In Tears and Light c’è la chitarra elettrica dello stesso Daniele (che è anche musicista in proprio, ha appena pubblicato un album di Racconti dalla fine del mondo con la sua etichetta super-indie Desuonatori); il suo intervento è una macchia di colore che dilaga. In If You Want appare la bruciante e lirica tromba di Giorgio Distante, mentre in Interludio – Picture #1 l’elettronica di Francesco Massaro rende ancora più aperto e indeterminato un brano che potrebbe non finire mai. In chiusura, After the Wait: la conferma che il jazz pugliese ha ripreso a cercare strade nuove.