Recensione di Giugno 2023 sul periodico MuMag nelle parole a cura di Francesco Peluso
Goethe riteneva l’architettura «musica congelata». Ispirati da tale asserzione, Katia Fiorentino (pianoforte), Stefano Compagnone (basso) e Maurizio De Tommasi (batteria) hanno costruito una produzione dal titolo Tears and Light che propone una ricerca formale in grado di abbracciare tanto i linguaggi delle avanguardie del Jazz contemporaneo quanto le rarefatte atmosfere tipiche della tradizione musicale del Nord-Europa. Il trio, affiancato in tre brani dalle performance di Valerio Daniele (chitarra), Giorgio Distante (tromba), Francesco Massaro (electronics), offre un dialogo a più voci in cui una democratica distribuzione dello spazio-tempo ne esalta il personale lessico attraverso un paesaggio collettivo dal contenuto astratto, onirico, intimo. L’organico salentino, che ha scelto di esibirsi esclusivamente all’interno di musei, associazioni culturali, festival, luoghi storici o d’arte, dispensa nelle otto tracce del disco emozioni che vanno dal delicato svelarsi di Sheets From Afar all’ammaliante andamento di Wood, dalle infuocate sonorità della chitarra di Valerio Daniele in Tears And Lights all’essenza melodica della tromba di Giorgio Distante in If You Want. Il ciclico susseguirsi di cellule ritmico-melodiche si alterna ad ampie dilatazioni formali nelle quali si fa largo la cifra stilistica del dinamico Yugen Trio. Questo, affermando nel suo nome una propria connotazione chiaroscurale e misteriosa, propone in Tears and Lights un’originale costruzione architettonica che sfoggia una forma musicale divergente in cui la scrittura di Katia Fiorentino, grazie ai suoi partners, si colora di una palpabile e convincente emotività.